Gli Analfabeti Funzionali ed il Favoloso Kitsch della mia Tesi di Laurea sui “Lacrima Movies”


Cinema / mercoledì, Giugno 28th, 2017

L’avvento di nuovi mezzi tecnologici ha sempre portato con sé l’insorgere di nuove esigenze di utenza ed evidenziato uno spaccato antropologico/cultural/sociale dell’era che hanno rappresentato. (Mecojoni che incipit serio)

Questa qui che viviamo noi è senza dubbio l’era dei Social Networks; il tempo di Internet in sé è superato. Il punto non è più (come ho letto in una pungente vignetta) di avere uno strumento magico in tasca che ti da accesso all’intero scibile umano: è piuttosto esprimere un’opinione su questo fantomatico scibile e condividerla col mondo, litigando con sconosciuti -dopo aver guardato un video di gattini che giocano-. Psicologi e sociologi si esprimeranno tra qualche decennio sul perché di questa folle deriva: io non ho idea di come il potenziale incommensurabile della rete abbia preso questa svolta.

Certo è che oggi, come sappiamo, ognuno può dire la sua per iscritto (non più al bar sport sotto casa) in un sistema connaturato dalla più spietata democrazia, e questo fatto rende molto più leggibile ed analizzabile lo stato delle cose a vari livelli sociali.

“L’Italia è uno dei paese col maggior numero di Analfabeti Funzionali d’Europa”, leggo in un articolo dell’Esperesso molto ben strutturato (http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854). E’ un’espressione di nuovo conio, diventata molto di moda e come spesso succede usata a sproposito.

Se leggete l’articolo, si parla di persone “capaci di leggere e scrivere, ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono privi di molte competenze utili nella vita quotidiana.” Siccome mi urta l’abuso inconsapevole di qualsiasi nuova espressione (ricordo gli agghiaccianti tempi della fottuta par condicio, condiscio, contition. Santiddio) decido di navigare i social, leggere altri articoli, ascoltare gli esperti e infine farmi un’idea mia. Evidenzio tra me e me dei punti:

  • Il nostro paese ha un evidente, immane problema di Istruzione Pubblica
  • La media degli utenti che scrive sui Social, non parla una parola di Inglese o di francese. Quelli che dovrebbero saperlo di mestiere fanno degli strafalcioni imbarazzanti
  • Una buona parte degli utenti dei social non si esprime in Italiano corretto, e questo avviene a vari livelli: dall’apostrofo scambiato per l’accento, a lacune prettamente grammaticali, fino a (qui viene il bello) lacune a livello strutturale di costruzione del concetto che vanno oltre la sintassi ma interessano la logica, il pensiero causa-effetto, la comprensione vera e propria di un testo.
  • La stragrande maggioranza dei botta e risposta in cui mi imbatto evidenzia che non vi è ascolto dell’interlocutore, né -di conseguenza- pertinenza nelle risposte. Si può ancora chiamare dialogo un dibattito con queste caratteristiche?
  • Una grande quantità di utenti (non so quantificare le percentuali delle persone interessate, quindi uso volutamente termini generici) non distingue il concetto di gusto/opinione personale da quello di argomentazione su basi oggettive riguardo ad un argomento di qualsiasi tipo
  • Vi è confusione tra la differenza tra esprimere un’opinione ed offendere
  • Termini e concetti come Querela, Diffamazione, Denuncia sono usati a sproposito evidenziando una chiara ignoranza rispetto a cosa comportino ed il loro funzionamento
  • Vi è una generalizzata carenza di spirito critico nel porsi di fronte alle questioni (che vadano dalla cronaca nera più nera al sopracitato video di gattini). Chi esprime la sua opinione spesso non offre una sua personale lettura dell’oggetto della stessa, ma si affida a parole già pronunciate da personaggi reputati affidabili, prese di posizione che fanno comodo ad un preconcetto (formato senza indagare appropriatamente i fatti).
  • L’utente tipico sembra sprovvisto degli strumenti per cercare da sé le informazioni che gli servono
  • I Social sono la nuova Televisione: tutto quello che si legge su Facebook è vero, perché è scritto su Internet (negli anni ’50 i miei nonni pendevano dalle labbra di Mike Bongiorno)
  • La sfiducia generalizzata nelle istituzioni, le figure di riferimento e di autorevolezza (il prete, il professore, il medico) ha generato un vizio perverso di affidarsi all’opinione di #Fragolina 82 quando arriva il momento di decidere se vaccinare o meno i propri figli
  • Non vi è capacità di argomentare la propria tesi con fatti oggettivi ed inconfutabili (confusi concettualmente con pareri del tutto discrezionali)
  • Il problema delle Fonti: la gente è incapace di reperire l’origine di una data informazione (per verificarne la veridicità, farne un uso appropriato, capirne il contesto), e quel che è peggio non si pone nemmeno il problema di capire da dove cazzo proviene quell’informazione.

Questo mi ha portato ad una riflessione sulla mia situazione personale e ad un tuffo nei miei ricordi. Ora: io appartengo a quella fetta di persone che hanno avuto la fortuna di poter studiare e laurearsi. Non credo proprio di essere una letterata (molte molte penne più abili della mia troveranno questo mio testo pieno di strafalcioni ed inesattezze), ma ho potuto studiare, sono una persona che legge molti libri, frequenta mostre, esposizioni ed eventi culturali.

Mi sono laureata tardi (ho interrotto gli studi al DAMS Cinema per andare a vivere a Londra per qualche anno e imparare l’inglese). Tornata dall’Inghilterra ho terminato gli studi: ero una studentessa appassionata e curiosa, con una conoscenza molto molto buona della lingua inglese, e avevo avuto più anni rispetto ai miei colleghi per approfondire la mia materia di competenza. Arrivati al fatidico momento della Tesi, scelgo un argomento che non brilla per minimalismo. Di natura non sono certo una personalità sottotono, non avrei mai potuto appassionarmi ai soffusi dialoghi e alle deliziose storie morali del magico Rohmer -per capirci-: ero e sono molto più attratta dall’eccesso cromatico e appassionato dello stile melodrammatico, e lì mi sono fiondata.

Nello specifico mi sono innamorata dei Lacrima Movies (così definiti dal padre di Nocturno Cinema, Davide Pulici che è stato squisito nell’aiutarmi nella mia impresa): ingegnosi meccanismi per far piangere le platee del mondo intero, erano un’attrattiva irresistibile per il mio animo così camp. Pensate a Marcellino Pane e Vino, a Love Story, A Il Venditore di Palloncini. Ancora oggi a nominarli mi emoziono tutta.

Raggranello una consistente bibliografia e filmografia sulla storia del Melodramma e le differenze con la Tragedia, sul tema del patetico nella Storia dell’Arte, sul significato psicologico, antropologico e sociale delle lacrime, visiono tutti i film e mi metto a scrivere. Ebbene, cari miei, qui ho avuto il mio vero scontro con la realtà. La mia Relatrice (a cui devo molto in termini di insegnamento di come si approccia la stesura di un testo in modo serio) sempre puntuale e pungente, continuava a mandarmi indietro la palla ogni volta che le mandavo una bozza aggiornata. “Puoi affermare con sicurezza quello che sostieni in questo punto? Dove lo hai letto? In quale film lo hai visto?“. “Sei sicura di volerti lanciare in un’ipotesi così azzardata? Mi pare mal supportata dalle prove che porti a sostegno della stessa.“.

Quanto cazzo aveva ragione.

Avevo 27 anni quando finalmente mi sono laureata. Avevo 27 anni quando ho finalmente capito che non puoi semplicemente sparare cose a caso, senza controllare, così, di testa tua. Avevo 27 anni quando ho imparato che non ci si può appropriare di una definizione o di un’idea, ma bisogna risalire alla sua fonte originale e citarla.

27 anni sono troppo troppo in là per incontrare questi concetti per la prima volta. ed io, lo ribadisco, sto fra i privilegiati. Torno al primo punto del mio elenco:

  • Il nostro paese ha un evidente, immane problema di Istruzione Pubblica