I Classici e il Tornare alle Sicurezze della Vita, e quando anche i Maledetti diventano Figure Rassicuranti


Cinema / giovedì, Agosto 3rd, 2017

Vi siete mai domandati com’è che, quando abbiamo bisogno di conferme dalla vita, ritorniamo spesso a vedere un film di cui sappiamo le battute a memoria perché lo abbiamo visto un centinaio di volte, o torniamo a leggere il nostro libro del cuore (ormai divelto dall’usura?).

Perché sono opere fatte, finite e chiuse. Non cambiano nel tempo, non si adeguano al progredire del mondo (nel bene e nel male): sono sicurezze scolpite lì nella nostra esperienza come blocchi di tufo e sappiamo che niente e nessuno potrà impedire, dopo quasi quattro ore di film, di far pronunciare a Rossella O’Hara la fatidica frase che Domani è un altro giorno.

Hai detto niente. E’ forse la cosa massima da chiedere a qualcuno o a qualcosa: di non tradirci mai, di star fermi lì Come un diamante in mezzo al cielo ed esserci per noi nonostante tutto. Il mondo cambia, le circostanze storico sociali intorno a noi con lui; noi stessi cambiamo gusti, maturiamo, invecchiamo, ci disamoriamo di alcune passioni che non fanno più per noi, ne abbracciamo altre. Ma ci sono dei punti saldi che, nonostante sentano l’invecchiamento, non riusciamo ad abbandonare. Diventano rifugi sicuri che rappresentano qualcosa che non c’è più. La nostalgia.

Un paio di anni fa ho assistito di persona a quello che è un vero e proprio paradosso di quanto ho descritto sopra: ho scrollato mio papà dal divano e l’ho trascinato al cinema con me a vedere lo strabiliante documentario The Rolling Stones – Crossfire Hurricane.

Il film ricostruisce la vita della band arrivando fino agli anni ’80 circa. Un montaggio fenomenale di materiali televisivi, concerti e dietro le quinte per raccontare uno scontro di generazioni, sfogare la volgarità del blues, far respirare lo stato di sospensione che solo una popolarità così immensa poteva dare. Dai primi passi e l’idea di creare un’immagine di antieroi per ricavare una nicchia di mercato alternativa ai Beatles, alla fama e il delirio spaventoso delle folle ai concerti, la droga, i problemi con la giustizia, la morte (praticamente annunciata) di Brian Jones e l’agghiacciante concerto ad Altamont in cui morì uno spettatore (col divieto -!!!- poi di mettere in scaletta Sympathy for the Devil).

Ora la domanda è: Ma come caspita è che una band dalla nomea maledetta (Lock up your daughters: the Stones are in town!) si sia trasformata in quella che oggi è la rassicurante presenza nel mondo del rock di una band di ultrasettantenni, vivi per miracolo dopo una vita di eccessi, droghe e mettici quello che vuoi perché di sicuro loro lo hanno provato (che ancora spaccano culi ai più giovani sul palco, eh, bada bene) che riunisce le generazioni negli stadi in un sentimento di nostalgia per i magici anni ’60 che sono ancora così forti nel cuore della gente?

Sono 5 anni che me lo chiedo e ora finalmente lo so: perché sono una sicurezza. Perché quando ascolto Keith Richards intervistato dichiara candidamente che no, oggi non fa più uso di droghe perché, sai, non c’è più la qualità di una volta in giro. Una volta, eh, una volta sì che girava roba buona. E ride con la sua voce catarrosa di uno che ha contratto talmente tante malattie nella sua vita (che mi viene anche da ridere a descrivere come dissoluta) che ora vive in un equilibrio di cui non è dato sapere, ed è un mistero pure per la scienza. Si racconta (non so se sia vero, ma non controllo le fonti perché ci voglio credere) che abbia, ad un certo punto della sua vita, contratto l’Epatite e che il suo organismo l’abbia debellata da solo.

Perché sono blues fino al buco del culo e i meccanismi di marketing che si sono sviluppati negli ultimi 50 anni non li hanno toccati. Dicono quello che passa loro per la testa perché non gliene frega niente. Hanno fatto, sperimentato, visto, rischiato, espiato, tutto quello che c’era. E oggi sono ancora qui a raccontarcelo. Ecco come anche chi è maledetto può portare dietro a sé il rispetto di restare fedele a sé stesso.

Lunga vita alle sicurezze della vita, e a qualunque cosa tenga in vita Keith Richards!