La poesia di Bubba Ho-Tep e la porcellaggine dell’Amormio


Cinema / venerdì, Giugno 23rd, 2017

Sono fortunata.

Non so come, nella mia sgangherata esistenza sono riuscita a conquistare l’Amormio per cui, non solo stravedo, ma porta verso di me una pazienza infinita ( e io ne abuso rompendogli i coglioni pover’uomo) e mi vizia. Non faccio a tempo a formulare un desiderio o un bisogno, che lui me lo ha già ordinato su Amazon (è un programmatore quindi esprime il suo amore tramite Amazon Prime).

Spesso mi trovo a pensare a cosa sia quella parte imponderabile e ineffabile che unisce una coppia, cosa rende due persone complici, affiatate, cosa le ha attratte l’una all’altra e cosa le fa restare insieme. Alcune di queste cose sono visibili ad occhio nudo, ma poi c’è una parte di alchimia che credo sia sconosciuta addirittura ai due interessati.

Nel mio caso, credo di aver capito l’arcano: quello che unisce l’Amormio e me (a parte l’infinita stima, il rispetto, la fiducia totale e l’indiscusso sentimento) è l’elemento della porcellaggine. Ricordo ancora quando eravamo morosi freschi, che il mio caro amico Matteo mi ha chiesto di raccontargli di questo mio nuovo fidanzato “Allora, dimmi: com’è? Com’è?”. Io ci ho pensato un secondo e gli ho detto: “E’ fatto così: lascia i calzini a putrefarsi ai piedi del letto per settimane, è pieno di peli come un orsacchiotto, si gratta le natiche appena sveglio in mutande: insomma tutto quello che io amo. E’ un po’ un animale ma con un animo tanto delicato”. (Pensate che solo qualche mese dopo questo santo  mi avrebbe portato a teatro a vedere Massimo Ranieri). Il mio amico, che mi conosce molto bene, ha afferrato al volo.

Io verso di lui sono stata più subdola: all’inizio ho recitato la parte della signorina bon ton maniaca del pulito (è vero che è un’ossessione che ho, ma ho un po’ forzato la mano per domare la sua tendenza a lasciare la borsa del calcetto a marinare per settimane), gli ho imposto un divieto sui peti manifesti per i primi sei mesi di morosaggine (lui quant’è vero iddio se l’è segnato su Google Calendar, e allo scoccare del sesto mese a mezzanotte ha suonato le fanfare).

Quello che il povero, ingenuo Amormio non poteva sapere, e che ha scoperto a sue spese, è che si era trovato una specie di Bombolo in gonnella come compagna. Io uso ripetergli: “Credevi, Amormio, di attraversare la vita porcellando impunito! Invece il destino ha messo sulla tua strada la tua nemesi perfetta.” (e rido satanicamente). Che la nostra vita di coppia sia un film di Alvaro Vitali è una benedizione del cielo, perché ridiamo tutto il giorno e ci vogliamo un gran bene (tra un’emissione gassosa e l’altra).

Ma torniamo all’incipit del discorso: l’Amormio mi vizia. L’ultimo regalo che mi ha fatto per farmi contenta è stato il dvd di uno dei film più indiscutibilmente meravigliosi che abbia mai visto: Bubba Ho-Tep (e che tra parentesi non conoscevo e mi ha fatto vedere proprio lui). Alla faccia della mia laurea in Cinema, sto qui oggi ad argomentare cosa fa di questo titolo diretto da Don Coscarelli un vero e proprio capolavoro.

Desidero veramente parlarvi di questo film favoloso affinché, chi non lo ha mai visto, possa procurarselo ed apprezzarlo. Alla gran faccia dei Festivàl di Cannes e degli Oscar, dei capolavori dell’estremo oriente e del Neorealismo (che ho studiato tutti). Bubba Ho-Tep è tutto quello che un film dovrebbe essere: ha una trama strepitosa, dialoghi e monologhi irresistibili e molto curati, è recitato da dio (Bruce Campbell è il protagonista), non è ascrivibile ad un singolo genere ma spazia dall’horror, al comico terminando nel poetico (vi ricordo che solo i grandissimi sono capaci di farvi ridere e poi cadere una lacrima nella stessa scena: Totò, Charles Chaplin…) ed è prodotto con quattro lire, cosa che di solito solo i bravi sanno fare, perché solo quelli che il cinema lo sanno fare veramente possono permettersi di girare con budget ridicoli e inventarsi le più fantasiose trovate per sopperire alla mancanza di mezzi.

La trama, tratta dall’omonimo romanzo di Joe R. Lansdale, vi farà innamorare (la cito da Wikipedia):

Elvis Presley, invecchiato e moribondo, passa le sue giornate in un ospizio nel Texas, dove tutti lo credono Sebastian Haff, un impersonificatore di Elvis. In realtà il vero Elvis, stanco del successo e di tutto ciò ad esso legato, anni addietro aveva stretto un patto proprio con Haff: si sarebbero scambiati le vite, ma in ogni momento potevano riprendersele. Il patto, però, non venne mai rescisso, perché alla morte del falso Elvis, il vero venne ritenuto solo un mistificatore (in realtà, il foglio con il patto sancito con Haff andò perduto in un incendio). L’unico compagno di questa misera vita è Jack, un ambiguo vecchio di colore che si crede essere il Presidente Kennedy.

Le monotone giornate all’ospizio prendono una svolta inaspettata quando iniziano a segnalarsi avvistamenti macrabi di un’entità misteriosa, infestazioni di grossi scarabei e irrisolte morti di diversi residenti dell’edificio. Jack, che crede di essere stato tramutato in un uomo di colore dai suoi avversari politici, inizialmente pensa che il colpevole sia un sicario inviato da loro per ucciderlo, ma dopo aver compiuto diverse ricerche, lui ed Elvis scoprono che l’assassino è Bubba Ho-Tep, una mummia egiziana che succhia le anime dei vivi per prolungare la propria vita.

Il mostro era in origine uno scriba della corte egiziana che fu mummificato vivo dal Faraone, il quale aveva scoperto la relazione fra lui e la sua Cleopatra. Dopo essere stato rinvenuto da alcuni archeologi, Bubba Ho-Tep finì col suo sarcofago nel Texas in seguito a un incidente stradale, e bisognoso di anime per poter vivere, la mummia fa razzia dei vecchi residenti dell’ospizio, ma siccome le loro anime sono “povere” e quindi non possiedono abbastanza energia per mantenerlo in vita a lungo, Bubba Ho-Tep è costretto a restare lì e uccidere un anziano ogni notte. La mummia appare in vesti da Cowboy da quando ha ucciso Kemosabe, un vecchio convinto di essere Lone Ranger.

Elvis e Jack decidono di riprendere le vesti dei miti che erano per scontrarsi con la mummia ed eliminarla.

Non c’è traccia in tutto il film dell’immagine del vero Elvis (i diritti costano), è tutto lasciato all’interpretazione di Campbell. Rapita dalla trama e dai mirabolanti effetti speciali che mi hanno fatto saltare sulla sedia, mi sono ritrovata commossa, alla fine di questa vicenda senza senso che ha però preso corpo nella redenzione di due anziani che erano diventati due sconfitti e che trovano un ultimo momento di gloria (parliamo di The King e del Presidente eh) nel duello con la perfida mummia. Ho pianto. Ho riso. Mi sono meravigliata delle continue svolte nella narrazione, così puramente incuranti della verosimiglianza delle cose.

Grazie, Amormio, per avermi fatto conoscere questo capolavoro che è proprio come te: pecoreccio, simpaticissimo, senza pretese di essere più di quello che è, mai banale, tenero, emozionante e che ho avuto la fortuna di cogliere in tutta la sua bellezza.