L’Età della Scoperta e delle Meraviglie e gli Scorpioni che, Porelli, Soffrono il Caldo Pure Loro


Cinema / sabato, Agosto 19th, 2017

Io amo visceralmente due cose: i film e i libri. Quando passa in tv uno stralcio di film muto mi si ferma ancora il cuore: gli amori veri non muoiono mai; è una passione che mi è nata quando ero adolescente, e sono stata colta da vera e propria Sindorme di Stendhal quando ho visto (diciottenne) Arancia Meccanica al cinema. (Il primo articolo di questo blog racconta proprio questo aneddoto). Il feticismo per la carta dei libri, per le informazioni che veicolano, per l’odore che hanno quando invecchiano: quella me l’ha passata il mio professore di lettere del liceo a Monfalcone. Il Professor Prearo (non sono più in contatto con lui, ma chissà se questa dedica gli arriverà per vie traverse). Mi ricordo che da adolescente ero molto depressa (tanto per cambiare), e l’unico raggio di luce che intravedevo era l’accesso alla Conoscenza -nel suo senso più ampio- che lui raccontava. Amava. Ci trasmetteva. E’ stata la mia salvezza ed è il mio rifugio ancora oggi. Insieme all’amore che nutro per i miei affetti, è quello che mi tiene viva. Da allora non ho mai smesso di collezionare libri: manuali per approfondire un argomento, romanzi di autori la cui prosa mi faceva innamorare, edizioni fotografiche per ammirare oper d’arte, vecchi libri barattati ai mercatini tutti scarabocchiati, segnati, dedicati, vissuti. In casa non ho più spazio. (A questo punto dovrei, per onor di completezza, menzionare il feticismo che ho per i vecchi vinili, ma quelli meritano un altro racconto). Oggi sono qui a raccontarvi della meravigliosa età in cui tutto è nuovo e non hai ancora sviluppato un senso critico delle cose: necessario nell’età adulta, ma che ti porta via molto del fascino di ciò che incontri.

Il Professor Prearo ci diceva sempre che noi studenti stavamo inconsapevolmente attraversando il periodo più bello della nostra vita: quello della Ricerca. E’ una fortuna, diceva lui, poter dedicare tempo (soprattutto quando ci si iscrive all’Università) alla ricerca e all’approfondimento della materia che più ci appassiona. E farlo come fosse un lavoro. Imparare. Stare le ore sui libri a divorare informazioni, approfondimenti, aneddoti, e soprire che ce n’è sempre ancora di più. Quando mia cugina (oggi ventunenne) decideva del suo futuro dopo la scuola, mi ha detto imbarazzata che potrà sembrare ingenua a voler fare l’università, visto che comunque in Italia non c’è lavoro per i laureati, ma lei vuole studiare le lingue. Mi sono ritrovata a ripeterle le parole esatte del mio Professore: “E allora studiale, pollastrella mia” (la chiamo ancora così da quando era una bambina) “Studia tutto quello che ti appassiona e che ti infiamma il petto: ti terrà viva, definirà la persona che sei destinata a diventare, ti renederà entusiasta e nessuno, mai nessuno, potrà mai portarti via quello che hai imparato nella vita. Tempo di non trovare lavoro ce n’è sempre: ora fai quello che ti piace.” Lei mi ha ascoltato con serietà e con una maturità che andava oltre gli anni che aveva. E’ sempre stata una ragazzina giudiziosa, rispettosa, modesta e con una capacità impagabile di comprendere e ponderare le situazioni. E’ una gioia, la mia pollastrella: un orgoglio di ragazza.

Per me l’età della ricerca non è mai finita, ma ora ho inevitabilmente sviluppato un senso critico (e anche da mo: ho 37 anni oi). Gli anni in cui i miei occhi erano vergini e tutto era una scoperta, una meraviglia, me li ricordo ancora. Mi ricordo in particolare un’estate, in cui nella mia città aveva aperto Blockbuster (me ve loricordate?). Oggi qualsiasi sfizio ti vuoi togliere, lo scarichi dal web, ma quella volta se ti interessava un’edizione in particolare di un film, un libro…lo dovevi ordinare e sperare che il negozio te lo procurasse. Quella volta avevi a disposizione, per la prima volta, una nutrita scelta di titoli da noleggiare. Quell’estate ho consumato i miei soldini in videocassette noleggiate. Ho passato le notti a scoprire i film Di Griffith, Scorsese, Rossellini, Kurosawa, Welles, Cronenberg (tutto mischiato eh). Mi ricordo lo stupore, il cuore che batteva, l’emozione ad ogni opera che mi passava davanti. Le notti d’estate sveglia a guardare film e godermi queste sensazioni (che poi tenevo nascoste per me).

Abito tutt’ora nella stessa casa, con mia madre (che russava mentre io guardavo Il Pasto Nudo o L’Infernale Quinlan); è una casa vecchia, con le strutture e i palchetti di legno. Capitava d’estate che gli animali che vivevano nel sottotetto o negli i nfratti dei battiscopa, uscissero la notte respirare un pò d’aria fresca. Io stavo al buio sul divano con la luce della tv che illuminava inconsueti movimenti dei miei gatti, e allora sapevo cosa stava succedendo: uno scorpione. No, cazzo, lo scorpione no, E’ nero, è brutto, punge e gli girano sempre i coglioni. Quello che avveniva in seguito era sempre questo: Mi partiva un brivido (da non dico dove) fino al cervello, pelle d’oca e saltavo sul divano iniziando ad urlare. Mia madre si svegliava, correva in salotto “Oddio che schifo. Prendo una scarpa e lo colpisco.” “Ma sei matta? Non si uccidono le bestie!”. Dunque, sempre urlando come una checca isterica correvo in cucina a prendere una terrina trasparente, urlante la appoggiavo sopra lo scorpione e poi prendevo una pausa dalla scarica adrenalinica spesa per compiere questa tremenda operazione. Ri-saltavo sul divano (in tutto questo non ho mai smesso di urlare acuti eh). Poi prendevo un giornale e pian piano lo facevo scivolare sotto la terrina (con lo scorpione incazzatissimo che cercava di colpire il vetro), sollevavo il marchingegno creato e  – sto ancora urlando eh-lo buttavo fuori nel prato. Mia madre tornava a letto, i gatti si grattavano la testa per capire cosa cazzo fosse successo, e io tornavo al mio film.

E’ così che ricordo quelle estati piene di stupore, movimento, gatti in subbuglio e capolavori che mi fanno ancora battere il cuore. Come gli scorpioni. Ancora e sempre