Il Mio Compagno di Merende di una Vita. Ovvero il mio Gatto Toast che non mi ha mai Lasciata.


Cose Importanti della Vita / lunedì, Gennaio 8th, 2018

Ho avuto un gatto di nome Toast. Avevo dodici anni quando mio nonno lo ha trovato nei campi pigolante, una fredda notte in cui tornava dal suo turno in ristorante. Lo ha portato a casa che era come un topolino, e lui miagolava, miagolava così forte che il nonno (pensando avesse fame) continuava a dargli da mangiare con gli avanzi che si portava dal ristorante destinati alle colonie feline goriziane (gattari di famiglia, noi). Tempo di arrivare a casa, e il minuscolo Toast aveva già una pancia tanto tonda da non riuscire a camminare. “Povero gattino sciancato!” Era solo pieno! Il nonno la mattina seguente mi ha chiamato ed io sono volata lì, l’ho infilato nel giubbotto (con la testolina che spuntava fuori) e me lo sono portata a casa.

Questa è la storia dell’amicizia di una vita:

Il gattino, come ho detto, era grande come un topino, con la coda ancora dritta all’insù e i peli ispidi che la ricoprivano, ma lui aveva già un’indole indipendente e fiduciosa verso gli altri. Camminava sempre dietro a me in giro per la casa, mangiava già da solo ed aveva quest’attitudine al miagolio perpetuo (che il nonno la notte prima aveva scambiato per fame). Siamo cresciuti insieme il mio Toast ed io: sono stata io a dargli questo nome strampalato e gli ho insegnato tutto quello che sapevo. Toast era un gatto di carattere contento ed aperto, per niente timido con gli estranei, partecipe e dispettoso. Abbiamo giocato insieme per anni ad inseguirci, a fare la lotta. Abbiamo dormito insieme tantissime notti in cui lui ha vegliato su di me. E’ diventato un grande e bellissimo gatto a righe, con un’espressione simpatica anche se non troppo intelligente negli occhioni. Quando si arrabbiava perché non stavo con lui per parlare al telefono, correva ad ingurgitare qualche fiore di mia madre per dispetto, per poi riproporlo di nuovo alla natura da davanti o da dietro. E’ anche sempre andato d’accordo con tutti gli altri gatti che sono passati per casa mia, nel periodo dei ben ventidue anni che ha vissuto con me, prima di lasciarmi per vecchiaia.

Dicono che col convivere, si tende ad assomigliarsi: mai questo detto è stato così veritiero nel caso mio e di Toast: ormai avevamo raggiunto un livello di comunicazione che andava ben oltre il verbale, ci capivamo con un’occhiata. Io sapevo quando lui aveva le balle girate e viceversa. Lui sapeva quando tirava aria di giocare e quando l’aveva combinata veramente troppo grossa. Lui è stato il mio amico, il mio animale guida, o come si dice (e ognuno c’ha quello che si merita). Girava per la casa scanzonato come Pippo (l’amico di Topolino) cercando la prossima marachella da fare. Tant’è vero che, quando ho conosciuto la mia amica Michela e i meravigliosi bracciali ricamati che crea, il primo che ho preso era proprio un bracciale tigrato con la chiusurina a forma di testa di tigre. “Toh! Il Toast su un bracciale!”. L’ho indossato e mai più tolto. Mai più fino al giorno triste in cui mi accorsi che l’ormai anziano gatto non era più in sé, e che soffriva dei mali di vecchiaia. L’ho portato con fatica dal dottore e sono stata con lui mentre si addormentava, pacificamente in braccio a me. Poi sono andata nella vecchia casa dei nonni e ho fatto un buchino, sopra il quale ora cresce folta una bellissima pianta. Pioveva, pioveva ed io scavavo e piangevo, me lo ricordo ancora. Gli occhi mi si fanno lucidi ancora oggi a scriverlo. Il giorno dopo gli amici e i parenti mi hanno chiamata e fatto visita come se avessi perso un fratello. Ed era così. Ho perso anche il mio bracciale quel giorno fradicio di pioggia pesante e fitto di manovre sgradevoli. Ma non era il lutto più pesante della giornata.

La casa da quel giorno è stata silenziosa, nonostante abbiamo adottato altre creature e nonostante io non sia una persona silenziosa; ma non è mai più stato lo stesso dialogare tra un’esclamazione ed un ululato felino da un lato all’altro della casa. Per dirsi che era pronto da mangiare, o che stavo sul divano e poteva venire in braccio a me a guardare Santoro in TV, o che la smettesse di fare tutto quel casino. Una parte di me è andata per sempre: il legame che si crea con un animale speciale ha qualcosa di diverso da quelli che si creano con gli amici umani.

E’ inesplicabile.

Finché un giorno la mia nonna mi telefona “ho trovato qualcosa in giardino, curando le piante. Non può che esser tua.” Sono andata dalla nonna per vedere cosa fosse. Era il mio bracciale. Anni dopo il mio Toast me lo aveva fatto trovare per mandarmi un saluto e ricordarmi che lui ci sarebbe sempre stato, magari come la parte più scanzonata di me. Lo avevo perso mentre scavavo il suo buchino nella terra. Il mio cuore ha fatto un balzo. “Cucimelo addosso!” ho chiesto a mia madre. L’ho infilato immediatamente. “Sei sicura?” “Più che sicura”.

E da allora è lì, con me nei giorni brutti, bruttissimi, quelli belli e quelli bellissimi. Mi spiace tanto per chi si è perso una ricchezza tanto fenomenale della vita, ma l’amicizia con un animale assieme al quale sei cresciuto ha qualcosa di magico.

Ti penso sempre, amico mio, e sempre col sorriso.

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