La Rassegnazione del Genitore che le ha viste Proprio Tutte e i Quarantenni di Oggi


Cose Importanti della Vita / giovedì, Settembre 28th, 2017

L’altro giorno stendevo una lavatrice di roba scura e accoppiavo i calzini per appenderli in paia sul filo. Ero soprappensiero quando la mia mente si è soffermata su di loro ed ho notato che erano tutti coi gatti, i bassottini, gli husky, altri gatti. Mi sono congelata per un attimo e la mia mente ha vagato, proprio come nelle magnifiche descrizioni delle visioni che fa Edgar Allan Poe in quasi tutti i suoi racconti (quando dice che “Chi sogna ad occhi aperti sta sempre ad un passo dal Grande Segreto”), solo che io stavo con lo sguardo fisso e la bocca mezza aperta sul pigiama macchiato di dentifricio, non così poetica. Ho QUARANT’ANNI, porcozzio. Veramente al momento sono trentasette, ma resta il fatto che ho i calzini coi gatti, e le collezioni di Molang (vi metto una sua foto così capite la tragedia) e un Peter Coniglio sul comodino.

Per carità, può essere un fatto generazionale eh, ma: (parlo coi miei più o meno coetanei) ve lo aspettavate a quindici anni che saremmo stati dei quarantenni del genere? Io credevo che sarei stata adulta, addirittura vecchia, responsabile, con una famiglia sulle spalle. Invece sono ancora un’allegra testa di cazzo. Quello che mi fa più impressione è la rassegnazione dei miei per cui ‘ste cose sono diventate la norma. Spesso sono proprio loro a comprarmi i calzini coi gattini. (E non provate neanche a dirmi che sono antistupro perchè un altro che me li regala è proprio l’amormio).

Non me lo scorderò mai quella volta che (mi pare fosse giusto un paio di anni fa) un caro amico (che aveva allora più anni di quelli che ho io oggi) mi telefona e mi chiede che fai pomeriggio, facciamo un giro, mi compro una felpa, dai una birretta. Ok. Si va.

Ci incontriamo e mi dice che deve passare un attimo per casa dei suoi. Suona, la madre ci fa entrare e io saluto educatamente. Lui aveva scordato qualcosa (i soldi, il telefono, non importa) e, mentre va a cercarlo, passa davanti al frigo, apre la porta e -sempre rispondendo alle domande della madre “A che ora torni? Prendi la macchina?”- reperisce sull’ultima mensola un piatto di pollo impanato. Senza batter ciglio e senza smettere di parlare, si infila direttamente in gola un pezzo intero del suddetto pollo, lo divora con la stessa terribile voracia di Polifemo coi poveri compagni di Ulisse. Ricordo precisamente i pezzettini di impanatura sputacchiati in giro per la cucina perché – come fai- mica puoi smettere di sbranare per rispondere a una domanda, no?- Io e sua madre come due collegiali in punta di sedia. Impassibili a quanto eravamo entrambe stra abituate. – Lui sta continuando a parlare con la madre eh- poi apre il lavandino, infila la testa dentro e ingolla un ettolitro d’acqua.

A questo punto sta donna mi si rivolge “Marta come sta la mamma? Sempre in viaggio di lavoro?” “Eh si, signora.” -tutte bonton: lui sta ancora incamerando liquidi- “Eh fortunata con quel lavoro: sempre in viaggio!” “Beh sì, ha un bellissimo lavoro ma anche molto stancante, sa com’è…” “Immagino, immagino. E ora dove si trova?” “Ora è a Beirut, signora.”

Il mio amico, sentita questa parola, si illumina ed emerge dalle acque con un sorriso di chi ha avuto l’idea del secolo e, con orgoglio, emette un immane rutto pronunciando: “BEIRUUUUUUT!!!”. Mi spettina.

Sua madre non batte ciglio. “Arrivederci signora, mi stia bene!” “Ciao tesoro, alla prossima volta!”