Sai, la Gente è Sola, Come Può Lei Consola


Cose Importanti della Vita / domenica, Novembre 25th, 2018

Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne: non posso negare che mi abbia toccata saperlo, e che non mi abbia smosso cose nel profondo.

Sono anni che leggo, mi documento e i confronto sul femminismo, i pari diritti conscia che quello al voto (ad esempio) non è cosa che ho acquisito gratis ma grazie a tante lotte di chi mi ha preceduta. Nel vivere la mia quotidianità, però, ho sempre percepito qualcosa di serpeggiante e non meglio definito che non inquadravo ma ero sicura essere iniquo. I medici e i familiari a cui mi rivolgevo -adolescente- per chiedere una riduzione chirurgica del seno, cresciuto come spesso avviene in adolescenza troppo in fretta e che tanti dolori mi provocava alla cervicale, oltre ad essere il responsabile del fatto di aver smesso di colpo di essere una sportiva. “Ma sei matta? Con quel paio di tette che ti ritrovi, gli uomini ti inseguiranno! Dovrai levarteli di dosso! Guarda tu: tanto ben di dio e manco una è grata. Dimagrisci piuttosto che agli uomini non piace il culone grosso come il tuo.” E io ingrassavo, invece. Ingrassavo perché avevo smesso di colpo di fare sport 5 volte a settimana e perché avere la forma di un Barbapapà era meno imbarazzante di avere un seno enorme che si notasse. Almeno così si confondeva nel tutto.

I medici a cui mi rivolgevo per correggere i miei problemi ginecologici si preoccupavano che io figliassi ad un’età adeguata e che sapessi “far contento un uomo”. Non mi torni qua a trentacinque anni per provare ad aver figli, eh, che poi avete anche il coraggio di piangere se non vi vengono voialtre. Ed io ero così depressa da non riuscire a badare a me stessa: mi si imponeva di sbrigarmi a fare un figlio finchè c’avevo gli ovuli buoni.

I medici a cui mi rivolgevo per curare i miei conclamati problemi psichiatrici che mi arrecavano (e mi arrecano tante sofferenze) si preoccupavano in sostanza che gli uomini vogliono una donna che non rompa i coglioni e percaritadiddio non sia troppo colta e sagace come lei che me li spaventa!, quando io non sfioravo l’argomento amoroso nemmeno per sbaglio, convinta com’ero che dovevo curare la mia salute e non trovare completezza in un’inquadramento sociale di donna con compagno accanto per incasellarmi in una sorta di quiete emotiva.

D’altronde questa mentalità, permeata così a fondo dentro ciascuno di noi, come fossimo muri di una casa che ha preso umidità per generazioni, è considerata come naturale e se ci pensate la respiriamo ovunque tutti i giorni.

La donna deve essere bella, giovane, femminile e piacente per reclamare un diritto o per essere accettata in qualsiasi ruolo lavorativo, mentre agli uomini è concesso di invecchiare o di non essere piacevoli nell’aspetto.

Ho quasi quarant’anni, sono cresciuta in una famiglia multiculturale i cui membri viaggiavano, leggevano e ho potuto studiare, leggere e viaggiare io stessa. Questo non mi ha d’altronde aperto gli occhi quando mi forzavo in relazioni in cui mi mancava l’aria, il mio compagno mi urlava in faccia, mi sbatteva giù il telefono o si permetteva di sparire per giorni e dovevo camminare sulle uova se era stressato per motivi di lavoro. Lo ritenevo normale: ero io la rompicoglioni che pretendeva troppo. Me lo meritavo. Cercavo di fare del mio meglio per far funzionare le cose. Mi sforzavo sforza solo io come una cogliona, ben sapendo che l’amore è come una scoreggia: se devi spingere troppo, probabilmente è merda.

L’ultima delle mie disavventure mi ha lasciato particolarmente destabilizzata: come se l’asse terrestre della mia persona si fosse spostato. A volte credo che mi abbia dato (assieme agli altri problemi di salute che mi porto dietro e alla difficoltà di trovare un’identità tipica delle persone diverse) come una sorta di colpo fatale per cui lentamente mi sta spegnendo da dentro a fuori. Non posso vivere la mia intimità, la mia affettività è fragile come un pulcino (che i predatori emotivi fiutano come sangue vivo per succhiarne più che possono), mi sarà impossibile avere figli o una famiglia.

Nonostante come ho menzionato prima, abbia una nutrita collezione di letture al mio attivo sul femminismo, i pari diritti e sappia con precisione che nel 2018 la realizzazione di una persona non debba stare nel conformismo di una casetta con bravo marito figli cane e gatto, mi trovo spiazzata. So che la gente parla e so che probabilmente sussurra ridacchiando che devo avere qualcosa che non va per essere sola alla mia età (lo sento dire dire anche in famiglia, candidamente, riferito ad altre donne, misto in chiacchiere che pesano come il piombo nella leggerezza velenosa del pettegolezzo). Sono cresciuta con una determinata idea e aspettative e ora non so dove andare a parare, nonostante coltivi passioni, rapporti umani ed interessi che non mi basterebbero tre vite per coprirle tutte.

Sì, la gattara bizzarra che si veste strano e si riempie la casa di pile di libri ha anche lei vuoti da colmare non ha nulla da dire ai suoi affetti e se ce l’ha non sa come dirglielo perché, nonostante decenni di lotta femminista e quarant’anni di lotta ed educazione personale, la maledetta cultura in cui è nata e cresciuta ha comunque la meglio su di lei.

Forse se fossimo in tante, forse se ci unissimo, se ci capissimo invece di giudicarci a vicenda, forse…

 

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