RentANeko, la Donna che ha Troppa testa e Troppe Ovaie, Quando Dovrebbe Essere Giusto la Costola di Adamo


femminismo / domenica, Ottobre 7th, 2018

“io credo che lei sarebbe più contenta se avesse un compagno.”

“Ma scherza, dottore? Seriamente: mi sembra che sia stra provato ormai che non so gestire la situazione e ne esco ogni volta irrimediabilmente umiliata e depressa, per non parlare del fatto che ci metto anni a riprendermi dal buco nero in cui casco quando il tutto finisce…”

“Come al solito lei esagera: non la faccia così tragica: non sono tutti uguali, e anche lei è cambiata. Adesso reagisce così perché è presa dall’emotività.”

” A me pare invece di essere molto lucida e che a quarant’anni dopo svariati tentativi si hanno i dati empirici sufficienti a stabilire che per qualcosa non si è portati. Per me è lo stesso con la matematica, solo che quella non mi fa male (tranne quando sbaglio le fatture a fine mese)”.

E’ l’unica risposta contemplata e contemplabile quando una donna dichiara di non essere tagliata per la vita di coppia: chiaramente sta reagendo in modo isterico o vuole attirare l’attenzione. Non vi è altra spiegazione.

Ma chi ce l’ha messo in testa che il nostro compimento e la nostra ragion d’essere sta nel fare coppia e trovare stabilità con un compagno/a? A volte credo veramente siano retaggi neoclassica (mannaggia a te, Jane Austen e a tutti i danni che hai fatto). Questo senso di compimento e di appoggio che dovremmo trovare nella comprensione incondizionata e nel sentimento infinito dell’altro non capisco da dove venga: non è neppure biologicamente sensato. Sei una donna, dunque trovi il tuo posto nel mondo accanto ad un uomo, e il tuo motivo di stare al mondo nel figliare (questo biologicamente invece almeno ha un qualche senso).

Donne che leggete: aiutatemi, rispondetemi: cosa c’è di peggio dell’angoscia strisciante che ti si attorciglia al collo con un boa, quella che solo una consapevolezza inconscia di essere spendibili e non necessarie per il vostro amato? Quanto male fa stare sentirsi mancare la terra da sotto ai piedi (come quel microinfarto che ti viene quando manchi uno scalino e ti passa davanti tutta la tua vita) quando sai che non hai l’appoggio che magari a parole ti viene promesso. Perché noi lo sappiamo sempre in fondo in fondo. Allora manca il fiato, si fanno incubi strani e senza apparente motivo, viene la gastrite, la colite, la vaginosi e l’emicrania del week end. Noi saremo pure sceme nell’insistere a voler investire in rapporti che vanno a direzione unica, ma il nostro corpo non è mai scemo, e cerca di avvisarci come può.

“No cazzo, non mi manca un compagno vicino: sono libera: nessuno mi giudica perché ingrasso o dimagrisco troppo in fretta, nessuno si annoia davanti a qualsivoglia film che non sia Hulk, nessuno che mi fa la ramanzina perché spendo troppi dei soldi che io stessa guadagno in libri bizzarri perchè ho una natura curiosa. Nessuno che resta ammaliato dal mio entusiasmo o dalla mia intelligenza (salvo poi sentirsene minacciato quando non è più il centro dell’attenzione. Che poi: manco fossi sto genio). Nessuno che mi dice che non sono bella: al massimo sei un tipo, ma se vuoi ti dico una bugia e ti dio che sei bella. Nessuno che vive come un maiale a cui correre dietro per tenera la casa vagamente decorosa (con buona pace dei maiali e del fatto che non mi fossi resa conto di essere già madre). Nessuno che mi dice che ho uno stile troppo anticonvenzionale nel vestire o di smetterla di saperne sempre più degli altri su qualsiasi argomento ci sia sulla tavola. Nessuno che mi promette che mi starà accanto quando sto male e gli attacchi d’ansia mi fanno sentire che sto per morire, e il braccio formicola e il petto duole. Attacchi di panico solo all’idea di uscire a mangiare una pizza. Nessuno che mi promette che supereremo assieme per poi dirmi che è stanco di stare con una malata, per cui anche scegliere la pizzeria è un problema (poverino: lui si stressa perché lei finisce in ospedale e salta la pizza e partita con gli amici). Nessuno che conta il numero di pompini che gli ho fatto in questo mese per reclamare che non lo faccio abbastanza felice. Nessuno che io adoro profusamente e a cui non manco quando non ci sono. Nessuno che sono sicura che si scorderà di me in due giorni se un buco nero dovesse ingoiarmi improvvisamente. Le sembra strano?”

“Ma non tutti gli uomini sono così!”

“E chi lo ha detto! Sarei limitata e sessista, ma pure un poco ignorante: dico solo che ho una forte vulnerabilità affettiva e che attraggo persone che per loro natura depredano chi è disposto a dare loro tutto. Dico che non so gestire questa parte della mia vita relazionale. Dico non è possibile che la mia ragione unica di vita sia accoppiarmi e figliare, perdio!”

Non so da dove ce lo abbiano messo in testa, a che punto della nostra vita hanno aperto l’hardware e abbiano installato sta componente. Ricordo ancora in modo cristallino le sedute col mio precedente analista in cui io mi disperavo per il male straziante che provavo durante le crisi d’ansia e di pianto quando stavo accanto al mio fidanzato. Gli chiedevo di aiutarmi a capire come stare bene, e se non proprio bene, almeno non così tanto male.

“Se lei continuerà a comportarsi così, lui si romperà le palle, quindi le conviene reprimere queste crisi. E poi: non sia così forte! Lei è troppo forte…agli uomini non piace, si sentano minacciati.”

Io credevo di pagare sessanta euro in nero all’ora per cercare di curare la mia salute, invece li pagavo per tenermi un uomo, senza il quale la mia vita non avrebbe avuto un senso non sarebbe stata quantomeno completa. Agenzia matrimoniale, La costola di Adamo: apostrofate come preferite questa grottesca vicenda.

E il ginecologo: dio t’abbia in gloria, quando lamentavo i tremendi effetti emotivi della sindrome premestruale: “ma non si deve preoccupare: vuol dire che ha più ormoni maschili. Ma sono meglio quelle come lei che quelle tutte femmine: stanno più tranquille e rompono meno le palle. Noi uomini vi preferiamo perché date meno problemi.” Anche qui credevo di controllare lo stato di salute delle mie ovaie mentre facevo il corso prematrimoniale a quanto pare.

Mi ricordo quando nel 2012 vidi il graziosissimo film “Rentaneko – Rent a Cat” al Far East Film Festival di Udine: raccontava di una ragazza che andava in giro tutto il giorno con una bicicletta piena di gatti che noleggiava alle persone bisognose di affetto. Sembrava un cartoon sdolcinato ma era molto meno banale del previsto: “Ognuno ha un vuoto dentro di sé, ognuno ha il suo vuoto che cerca di colmare come può”.

E’ un film che suggerisco a qualsiasi tipo di pubblico perché le tematiche umane che affronta sono universali. Mi ricordo di come ha riecheggiato quella frase “un vuoto dentro” nella mia testa, e sì: ditemi pure che sono una zitella gattara.

Non è questo lo stereotipo forse? Non è fin troppo facile liquidare una donna perché isterica, ti sogni le cose nella tua testa, hai mica le tue cose che sei così acida? Non stai ragionando: io non ti ho mai promesso niente. Come al solito ti fai prendere dall’emotività: ne hai fin troppa.

Ma quando, quando ci ricorderemo che siamo noi il sesso forte?

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