Le Maldobrìe, siora Nina: le Maldobrìe! 


Mitteleuropa / venerdì, Settembre 15th, 2017

Molto spesso mi trovo a citare frasi o parole delle deliziose, amatissime Maldobrìe. Mi rendo però conto che molte volte i miei interlocutori non sono miei compaesani ed conseguenza non mi capiscono. Le Maldobrìe sono una serie di esilaranti libri, di rubriche sui quotidiani, alla radio e rappresentazioni teatrali (che vengono messe in scena ancora oggi dalle nostre parti).

Io sono nata e cresciuta nella città di Gorizia, in una parte d’Italia particolarmente sofferta prima, durante e dopo le due guerre. Molto di questo vissuto influenza la gente che vive dalle mie parti; anche dei giovani come me,  che non hanno memoria di quei fatti.

Una cosa è rimasta nel sentire comune: il pensiero che va ai tempi dell’Impero Austroungarico: un ideale di ordine, senso civico, governo illuminato, crocevia di lingue e di culture in quello che è stato il cuore della gloriosa Mitteleuropa.

Non è semplice nostalgia: è attaccamento ad una particolare forma di essere, di esprimersi, del vivere il paese in un incontrarsi di cittadini che si conoscono tutti, parlare varie lingue, sentire la comunità e un garbato modo di perdere tempo, perché si poteva, perché i tempi erano altri, e della chiacchiera, della polemica mai malevola ma pigra, atta a procrastinare.

Le Maldobrie è una serie di sei libri. Cito Wikipedia:

L’opera principale e più conosciuta di “Carpinteri & Faraguna”, la coppia di giornalisti, scrittori e commediografi dialettali triestini Lino Carpinteri (Trieste 1924 – Trieste 2013) e Mariano Faraguna (Trieste 1924 – Trieste 2011).

La serie delle “Maldobrìe” (di etimologia incerta, secondo gli stessi autori o dal croato malo dobro = poco bene, mica bene, così così oppure dal latino malum opus = cattiva azione; che porta anche il significato dialettale di marachelle, birbonate, ecc.) è una raccolta di storie e racconti prevalentemente umoristici di ambiente giuliano-dalmata ispirati al ricordo di un mondo e una cultura che non c’è più e a valori ormai scomparsi.

I protagonisti delle narrazioni sono gli abitanti delle province del litorale adriatico dell’Impero Asburgico; l’ambientazione è prevalentemente lungo le coste orientali del mare Adriatico ma si estende a quasi tutto il mondo; l’epoca è prevalentemente quella compresa fra la battaglia di Lissa (1866) e la Prima guerra mondiale, meno spesso quella fra le due Guerre Mondiali e in rarissimi casi si accenna al secondo dopoguerra. Lo schema dei racconti è pressoché sempre lo stesso: i battibecchi e i ricordi di Bortolo (un marinaio ormai in pensione e dalle mille avventure, reali o millantate) e della siora Nina (anziana massaia pettegola e credulona).

Lino Carpinteri ha affermato nel 2002 che il 90% dei personaggi è stato ispirato da persone reali. Ci sono numerosi riferimenti a regnanti ed eventi storici, in genere accurati.

Molto particolare è la lingua nella quale sono scritte le Maldobrìe: il cosiddetto istro-veneto; più che un dialetto, una “lingua franca” su base veneta con numerosissime influenze slave e tedesche, ma perfino turche ed arabe (e latine, come del resto il dialetto triestino).

La prima versione fu realizzata per la radio (nella fortunata interpretazione di Lino Savorani), in seguito le Maldobrie vennero raccolte in sei volumi e più tardi vennero anche pubblicate, una alla settimana, su La Cittadella (supplemento del lunedì del quotidiano Il Piccolo), alcune furono raccolte in volumi omaggio distribuiti dalle Cooperative Operaie di Trieste Istria e Friuli. Alcuni lavori teatrali degli stessi autori riprendono e sviluppano gli stessi temi.

Alla radio. Avete letto. Negli anni ’60 le recitavano alla radio, e i miei genitori se lo ricordano. Quando si inizia a parlare di un episodio e poi ne viene in mente un altro, si finisce a ridere alle lacrime.

Chiediamo al mio papà cosa si ricorda della Maldobrìe, e di quando uscirono.

“Allora te lo ricordi di quando sono usciti i libri, o c’è stata prima la versione radiofonica? O la rubrica su Il Piccolo?”

Il primo ricordo è quello della trasmissione radiofonica. Credo venisse mandata in onda la domenica pomeriggio come rubrica di “Cari Stornei”, un lavoro del tutto regionale che la RAI di Trieste curava; proponeva tratti di cultura, attualità, musica e storia locali.

L’attesa era per i dieci, quindici minuti di dialogo tra due personaggi triestini : sior Bortolo, un venditore di pesce al mercato (ex marittimo) e siora Nina, una signora triestina cliente dello stesso.

Ricordo che il dialogo non era presentato, nemmeno come estratto o derivante da un opera o dalle Maldobrìe ma iniziava con il rumore di fondo del chiacchiericcio di un mercato per poi sfociare nella voce forte e stridula del sior Bortolo (l’attore era Lino Savorani) che attirava i clienti verso il suo banco di pesce.

Ecco, quello era il momento. Silenzio perfetto in casa, orecchio sintonizzato alla trasmissione e attenti a non perdere una parola.

In seguito apparsero i libri e poi la rubrica sul quotidiano “Il Piccolo” ma quest’ultima non riportava le storie delle Maldobrìe; più che altro c’era una piccola rubrica “Cosa dirà la gente…” tra madre e figlia tenuta con il lessico e lo stile delle Maldobrie.

“Erano divertenti allora come lo sono adesso?”

Erano divertentissime, ogni frammento conteneva una piccola battuta o espressione curiosa e divertente. I racconti erano complessi, il flash-back era obbligatorio ma nel percorso cronologico il narratore faceva ulteriori salti avanti e indietro nel tempo e spostava i personaggi (occorre ricordare che erano anche dei racconti di mare) per tutto il Mediterraneo e in epoche diverse.

Per questo, a volte tra gli attori veniva inscenato un momento di confusione della siora Nina :

“… ma iera prima delle Prima Guera ???… Ma noooo siora Nina, parlemo dela Seconda…”

per aiutare l’ascoltatore ad orientarsi.

Per riorientare la siora Nina nel tempo e nello spazio Bortolo usava battute che sfioravano l’assurdo (lo ritroviamo in Totò) ma sempre con un garbo e una delicatezza perfetti. Mai irrisorio, mai denigratorio ma sempre paziente perché il fine ultimo era portare a compimento il racconto : l’unico vero protagonista.

“Aspettavate che uscisse un nuovo libro o episodio?”

I libri furono la sorpresa. Quando uscirono tutti li vollero e all’inizio furono venduti come allegato al quotidiano “Il Piccolo”. Piccoli capolavori con inserti di cartoline e foto d’epoca, contenevano una ventina di racconti ed erano meravigliosi. Credo che la rubrica nella trasmissione radiofonica cessò proprio in concomitanza all’uscita dei libri.

“Quando le leggo oggi, mi sfugge qualche parola. Si è perso un po’ il dialetto secondo te? Eppure io lo conosco bene.”

In effetti ricordo che alla prima lettura fummo tutti un poco in difficoltà. Erano parecchie le parole che non riuscivamo a capire ed era difficile interpretare lo scritto di un linguaggio che conoscevi solo parlato. Ma fu cosa breve, entrare in sintonia con il lessico e la grammatica fu cosa da poco; imparare che “montura” significa “divisa militare”

“jacheta” significa “giacca”

e un altro centinaio di termini simili fu facile.

Ricordo che “scivolare e cadere col sedere in una via in discesa coperta dal giaccio” era sintetizzato da “andar a culabrìa” .

Penso che sia proprio questo “istro-veneto” che è una lingua che noi parliamo poco e capiamo marginalmente a far si che sfuggano parole e idiomi.

So per certo che nella fascia Istriana Croata, nei piccoli paesi sul mare si parla ancora qualcosa di molto vicino al linguaggio delle Maldobrìe.

“Se ne trovano ancora di personaggi così oggi dalle nostre parti?”

Temo di no. Gli originali sono stati spazzati via dal correre del tempo, se ci fossero ancora dovrebbero essere ultracentenari. Repliche successive potrebbero esistere ma Trieste non è più Austriaca da quasi 100 anni e nessuno può rappresentare un epoca che non ha vissuto. Nei ricordi di qualcuno esisterà la memoria dei racconti dei nonni nati a fine 1800 e che narravano ai nipoti i tempi della Trieste Austriaca ma personaggi che sappiano vivere e pensare come la gente delle Maldobrìe credo che non esistano più.

“Che ricordi hai legati alle prime uscite delle Maldobrìe? “

La lettura, più ancora che l’ascolto alla radio, si impadroniva letteralmente di te. Leggevo i racconti più e più volte (alcuni li ricordo a memoria) e contavo quanti mancavano alla fine del libro con vero dolore.

Li leggevamo anche in compagnia ad alta voce. Era un passare il tempo magnifico e avevano la capacità di riportarti indietro nel tempo quasi che al chiudere del libro tu potessi guardare fuori dalla finestra e vedere le navi di legno che attraccavano al porto di Trieste.

Assolutamente coinvolgenti.

 

Ve ne allego una, trovata su YouTube in due parti se volete avventurarvi. Vi avviso che ne vale la pena: sono una meravigliosa espressione della mia amata terra.