Il Mirabolante Concerto di Massimo Ranieri a Gorizia, e Fenomenologia del Suddetto


Cose Importanti della Vita, Senza categoria / giovedì, Febbraio 15th, 2018

Lo so che aspettavate trepidanti un mio resoconto del concerto che ha tenuto Massimo Ranieri a Gorizia lo scorso mese. Non ero pronta: dovevo metabolizzare ma soprattutto superare la depressione post concerto. Tra parentesi in quarantacinque anni di carriera era la prima volta che il Maestro si esibiva nella mia città. Ed io c’ero.

Inizierei dal parlarvi della mia insana passione per Ranieri (di cui pochi non sono ancora al corrente) verso il quale nutro un feticismo che io stessa non mi spiego fino in fondo, sin da quando ero bambina (nonostante sia stata tirata su a pane e blues). Ma in fondo le passioni, i grandi amori sono inesplicabili, giusto? In fondo ad ogni grande amore c’è una parte non realmente misurabile o analizzabile. Vediamo di capirlo.

  1. Mia nonna ha un fetish per Ranieri grosso come una casa. Quindi possiamo, con una certa sicurezza, tirare in ballo l’argomento genetica. Ho preso da lei? Direi di sì. Ho tentato una disamina dell’argomento a tavolino con lei un giorno “Nonna: ma perché pensi che ci piace da matti Massimo Ranieri?” ma la sua risposta non lasciava sperare in una base analitica molto solida: “Quando era giovane, era così bello!”. Tant’è. Alla nonna piace moltissimo anche che io lo metta in autoradio quando la porto a fare la spesa e canti a squarciagola Rose Rosse per intrattenerla. Io oggi sto a trentasette e lei a novantadue, ma posso tranquillamente affermare che la cosa andrà avanti ancora per qualche decennio.
  2. Massimo Ranieri è un interprete della Madonna. Lui recita, sente ogni singola parola del testo, piega ogni sillaba alla corda sentimentale che descrive. Ha un’estensione vocale assurda, e una voce – concedetemelo- molto maschia.
  3. Sto deliberatamente evitando di usare sinonimi in questo testo, solo per poter scrivere Massimo Ranieri più volte possibile.
  4. Massimo Ranieri è stato baciato in fronte dalla fortuna di ritrovarsi dotato di una voce strepitosa, ha iniziato da ragazzino, ma poi (esattamente come Sophia Loren – altro mio fetish) ha studiato veramente sodo: inglese, francese, canto, recitazione, ballo, i classici del teatro nazionale ed internazionale. E’ un professionista amato e rispettato e serissimo (proprio come la Loren) anche perché rispecchia la virtù del lavoro e della perseveranza di chi non si siede sugli allori solo perché naturalmente dotato. I grandi si distaccano dai semplicemente bravi per questa precisa caratteristica.

Ma adesso basta disamine e discorsi seri: veniamo al concerto. Avevo già avuto l’onore di vedere il Maestro esibirsi a Milano, e lì avevo comprato il tazzone con la sua faccia effigiata all’angolo gadgets. Era stata un’emozione indicibile, che dovevo assolutamente provare ancora una volta nella mia città.

Procurarsi i biglietti non è stato uno scherzo: il suo è un nome che vende subito tutti i posti, ma io mi sono presentata in biglietteria un piovoso giorno di novembre, ho aspettato che la cassiera fosse sola, e lì ho dato il meglio di me raccontandole della nonna novantaepassenne che ha una passione sfegatata per Ranieri, che io ho la tazza e che ci bevo il caffelatte ogni mattina e via così, senza pudore. Questa, non so se per simpatia o per farmi sloggiare, ha sbloccato di posti in seconda fila (!!!) mossa dal mio accorato monologo. Isterica, coi biglietti in mano ho telefonato a mia nonna, alla mia amica Nancy (che c’ha il fetish peggio di me) e ho urlato cose incomprensibili, ebbra da cotanto bottino.

Arriva la sera del concerto: siamo cariche a pallettoni soprattutto Nancy ed io. Non c’è la vendita dei gadgets: peccato, volevo farmi il set di cuscini. Stiamo in seconda fila, gli vediamo l’ugola al Maestro. Lui attacca a cantare e noi ad urlare come scatenate in mezzo ai goriziani col loden. Gli sguardi schifati all’ennesimo “Guapo!!!!” non ci hanno fermate, ma quelli omicidi di mia madre ci hanno vagamente placate. Il Maestro si è esibito con disinvoltura e intensità sui suoi cavalli di battaglia, sui classici di Murolo, sui pezzi di Aznavour. Credo di aver cantato al massimo che la mia ugola mi ha concesso Perdere l’Amore, Vent’anni, Se Bruciasse la Città, La Voce del SIlenzio.

Ci appostiamo, al termine del concerto, all’uscita artisti assieme ad un discreto nugolo di persone. Io ho un piano preciso: lavorare per lui come sua Social Media Manager e mi ero adeguatamente preparata con una mattonella di biglietti da visita ed un suo 45 giri di Rose Rosse con pennarello nero da autografare (male che va, se non mi assume almeno mi autografa il disco). Attendiamo attendiamo e finalmente il Maestro esce, ma corazzato dal suo staff che nel fendere la piccola folla ha raggiunto velocemente l’auto. Ma nel tragitto: il miracolo. Ranieri nota Nancy e le fa una carezza sbarazzina sui capelli per scompigliarli in atto paternalistico. Lei ed io ci guardiamo illuminate: “Nancy: Ranieri ti ha benedetta! il 2018 è il tuo anno!”

 

E siamo finite in bar a bere un bombardino celebrativo.

 

 

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