La mania dell’ordine e i vecchi genitori che, ogni tanto, hanno ragione


Sulla vita e facezie / mercoledì, Giugno 21st, 2017

Non è stato facile venire su con due genitori come i miei. Per dirla con un eufemismo, nessuno dei due ha una personalità remissiva… Sono due personalità ingombranti, ognuno per il suo verso, e ognuno a modo suo.

Finché ero ragazzetta ho fatto fatica a farmi uno spazio mio tra cotanti personaggi, e spesso ho preso la strada dell’interruzione di ogni comunicazione con loro. Poi con gli anni ho capito come sono fatti, perché e per come, e che potevo chiedere loro le cose difficili (“sono tanto dotati: almeno sfruttiamoli, giusto?”) e ho capito anche che mai si erano accorti di aver rischiato di offuscarmi, e che si sarebbero tranciati la gamba sinistra se solo glielo avessi chiesto.

Alla fine della fiera, posso dire che tutto sommato niente di tutto questo ha turbato il formarsi del mio carattere: sicuramente non sono venuta su timida, introversa, silenziosa o quieta. Anzi: ho una grande voglia di ridere (e far ridere gli altri) con un mio personale senso scenico (ereditato tutto dalla nonna paterna) anche se spesso mi ritrovo a piangere – ma è l’altra faccia dell medaglia-. Ho la mia opinione sulle cose, e non me ne frega niente se non è popolare. Ho gusti tutti miei, parte dei quali mi arrivano dritti dalla genetica, ma altri sono proprio miei. Azzardo una morale tutta mia su questa storia: non è mai prevedibile quale figlio verrà fuori da due genitori, e non è affatto detto che i figli di personaggi dalla figura importante siano destinati a vivere nella loro ombra. Io infatti non mi sento proprio all’ombra di nessuno.

Vivo in un piccolo posto, dove tutto è a portata di mano; questo mi da possibilità di incontrare spesso mio papà per bere il caffè o fare delle commissioni assieme. A mio papà piace parlare. Ma tanto. E sempre. Apre parentesi infinite, cerca di intrattenerti con aneddoti spettacolari, tiene lui la scena. La gente naturalmente ne rimane affascinata: si interessa di qualsiasi cosa, è preparato su tutto, ha viaggiato ovunque. Le sue avventure sono infinite.

Ammetto che a volte richiede un sacco di attenzione da parte mia, ma a me non dispiace affatto dargli l’ascolto che molti non gli danno o non gli sanno dare o semplicemente non gli possono dare (non è facile trovare qualcuno di complice con cui condividere facezie che vanno dallo scemo al filosofico, che sia sulla tua lunghezza d’onda). 

Certo, è mio papà, e io spesso gli dico di sì per farlo star zitto, ascolto le sue storie per sette volte di fila (ogni volta che incontriamo qualcuno per strada è una nuova versione), porto pazienza e ringrazio il cielo della fortuna che abbiamo avuto a trovare questa alchimia. Certo, spesso non mi lascia parlare: se ho letto un libro lo conosceva prima lui, se mi è piaciuto un film lui lo aveva visto nel ’61 con la nonna, se ho un’opinione la sua risposta automatica è sempre la stessa: “No. Ti spiego io com’è.” Ovviamente alla fine faccio sempre di testa mia e gli dico che si sta facendo vecchio e non capisce un cazzo. “Porta pazienza, Marta. Porta pazienza, che lui ne ha tanta con te.”

Mi duole a questo punto segnalare un avvenimento che recentemente gli ha dato ragione. Attenzione: non è un’espressione che uscirà spesso dalla mia bocca. Il vecchio ha fatto leva sulla mia mania di controllo ossessivo e mi ha preso per la mia debolezza. Quando toccano il Furio che c’è in me (mi riferisco ovviamente al personaggio inventato da Carlo Verdone) non ho scampo.

Un giorno all’Ikea mi ha buttato nel carrello due buste di quelle da riempire di coperte e mettere sottovuoto (attraverso un bocchettone da cui aspiri l’aria semplicemente con l’aspirapolvere). Per tutta la strada fino a casa mi ha magnificato ‘ste cazzo di buste, mi ha insegnato lui come si conserva la roba dalle tarme, come si organizza un armadio (LUI A ME). M’ha fatta una testa tanta. “Porta pazienza, Marta. Porta pazienza, che lui ne ha tanta con te.” Ho ascoltato tutto, tutte le dodici volte che me l’ha spiegato, e arrivata a casa ho riposto le buste incriminate in attesa che venisse il momento delle pulizie di primavera e del momento clou della mia esistenza: il cambio dell’armadio. Operazione che mi da un senso di onnipotenza quasi delirante (senza “quasi”).

Insomma, arrivata al dunque, decido di provare questa nuova tecnica e immagazzino tutti i maglioni di lana (quelli fighi che mi cerco col lumicino negli outlet e difendo dalle tarme col coltello tra i denti). Mio padre aveva ragione. Le buste sono un’epifania e quelle vacche immonde delle tarme che banchettano sulle mie stole di Moschino (strappate prendendo a borsettate qualche signora austriaca ai saldi del 70% sul 90%) moriranno male soffocate durante l’estate. (Sono un’animalista ma in questo caso perdonatemi se godo. Godo anche ora mentre lo scrivo).

L’indiscussa vena organizzativa del Geometra Filini ha la meglio su di me: telefono a mio padre e gli dico che aveva ragione, che lo avevo sottovalutato (e di segnarsi questa data). Rido, vaneggio di un nuovo ordine mondiale e proseguo il mio lavoro. Passo il pomeriggio a spolverare e riorganizzare col goniometro il mio armadio, inondo di foto amici parenti e amormio. Godo. Ho il controllo sul mio guardaroba, ergo ho il controllo sulla mia vita e sui corpi celesti. Sono Dio: ho scoperto il grande segreto, mi si è aperto il terzo occhio, sono il Re del mondo.

E mio papà aveva ragione.

Magda tu mi adori? Lo vedi che è reciproco?