Speculazioni sul “Dolce Far Niente”, l’efficienza della mia Amica Claudia , ed Uscir a Veder le Stelle. Ovvero: il mio incontro con Cristiano Malgioglio


Sulla vita e facezie / mercoledì, Luglio 5th, 2017

Prendersi il proprio tempo, Carpe Diem, Vivi il presente, “Ogni tanto ho bisogno solo di divano e copertina e stare senza far niente”.

Questo articolo mi procurerà un gran numero di litigi con molti dei miei amici più stretti i quali, come me, sono pigri. Perché tra simili ci si annusa. Non credo esista creatura che, più di me, sappia apprezzare le cerimonie del sé: andare al cinema da soli, prepararsi una tazza di tè di quello buono e sorseggiarlo leggendo un libro, vedersi un bel vecchio film, accarezzare il gatto. Sì: forse esiste qualcuno: la mia gatta Uva.

A volte, però, quest’abitudine può sfuggire di mano e diventare controproducente.  Troppe volte mi sono persa le cose per starmene tra me e me. Perché avevo dei pregiudizi, perché il gioco non valeva la candela. Invece le cose, nel dubbio, è sempre meglio farle. E’ sempre buono spendere il proprio tempo per fare un’esperienza: c’è sempre tempo poi per stare tra sé e sé e sedimentare quello che ci accade.

Le cose più fighe succedono -non so come mai- sempre per caso. L’altro giorno ero a cena con amici e l’amormio e, quasi senza accorgercene, abbiamo deciso che il giorno dopo avremmo visitato il Planetario di Milano. Prima di subito avevamo preparato un gruppo su wazzup e invitato tutti gli amici nei dintorni, compresa ovviamente la mia cara amica Claudia e Marco, il suo fidanzato. Ammetto, con una punta d’orgoglio, di andare fiera delle amicizie che negli anni sono riuscita a stringere e che cerco di mantenere con tutte le mie energie a discapito dei miei limiti caratteriali (che a volte fanno di me una persona difficile a cui stare vicino). Claudia è una ragazza con cui puoi sederti a bere un caffè e non annoiarti mai: ha tantissimi interessi in ogni campo pensabile, una forte opinione ed un gusto personali su ognuno di questi; non la trovi mai impreparata su niente (nessun argomento!!!); non si prende mai troppo sul serio ed è curiosa e aperta su tutto.  E’ anche una delle prime persone a cui chiedo un’opinione quando devo prendere una decisione: da lei ho sempre un punto di vista oggettivo, intelligente e sensibile. Credo anche sul lavoro sia una bomba, perché non ho mai conosciuto nessun altro con una capacità organizzativa ed assertiva come la sua.

Di fatto, due minuti dopo averle chiesto di aggregarsi per la visita al Planetario, aveva già controllato gli orari, verificato che ci sarebbe stata una proiezione alle 17 del giorno dopo, e stabilito che ci saremmo incontrati alle 16:30 davanti al museo. Meglio di così!

La visita al Planetario è stata magica, seduti sulle meravigliose sedie girevoli originali, abbiamo assistito allo spettacolo di più di 3000 stelle proiettate sulla cupola alla base della quale è dipinto profilo della città di Milano, così come era nel 1930. Siamo usciti trasognati, abbiamo bevuto qualcosa e siamo andati a cena. Ancora non lo potevo sapere, ma sulla via di un All you can eat indiano nei paraggi, avrei incontrato la seconda star della mia giornata: il celeberrimo paroliere di mezza musica popolare italiana degli ultimi decenni.  Ho riconosciuto l’inconfondibile crestina bianca di Cristiano Malgioglio mentre camminava in direzione opposta alla nostra sul marciapiede di fronte. Il mio cuore si è fermato: ho pensato a Mina, a Milleluci, a “Sbucciami”, a lui che va in televisione indossando t-shirt che recitano “Sono una donna, non sono una santa”. Mi sono portata la mano alla gola, ho sgranato gli occhi e trattenuto il respiro, proprio come fece Melania quando riconobbe Ashley da lontano che tornava dalla guerra.

“Scusatemi un attimo”. Ho piantato una corsetta isterica a chiappe strette e, incurante dei jeepponi milanesi, gli sono andata dietro. “Mi scusi, mi scusi!” Lui si gira, la stola che indossa sempre oltre la spalla stile Kenzo, flappa in un “cachemireeeee” nel provocare un movimento d’aria e io implodo. “Sono una sua fan” e qui mi porto la mano sinistra al cuore “ENORME “. Gli do la mano. Lui sorride benedicendomi e col suo accento “Si tesoro,  ma non svenire qui mh mh”, ridacchiando, e mi da due baci sulle guance. Lo saluto e torno alla mia compagnia. A questo punto sono isterica: la pelle d’oca, le ginocchia che mi tremano e telefono immediatamente alla persona che SO che capirà : il mio amico Matteo. Farfuglio qualcosa di sconnesso mentre schecco urlante, ma lui capisce nel mio delirio la parola “Malgioglio”. “Sono orgoglioso di te.” “Matteo ti devo lasciare che sono con gente e devo comportarmi.”

Appena recupero lucidità, chiamo mia nonna, 92 anni e la informo. Lei schecca (la genetica non è pizza e fichi) e si incarica di informare la famiglia. Ragiono che grazie al cielo avevo una tunica oltraggiosa di mia madre,la cofana cotonata, la pedicure fatta, una dozzina di collane al collo e due orecchini a Foggia di candelabri rinascimentali. Non me lo sarei mai perdonato se avessi incontrato Malgioglio vestita minimal.

Non uscite mai sciatti: vedete che la vita è una sorpresa continua?

Torno a casa con le stelle negli occhi. L’adrenalina non mi fa dormire e faccio karaoke per l’amormio saltando sul letto fino a mezzanotte. E pensare che avevo rischiato di passare la giornata a casa a dormicchiare e guardare serie tv.

Io non so voi, ma nel dubbio le cose le faccio