Travelling Humans and the Trains #1 Kneazle e la Signora Stufa


Sulla vita e facezie / giovedì, Agosto 17th, 2017

Viaggio spessissimo in treno avendo il fidanzato lontano. Spesso prendo anche il car sharing, sul quale potrei fare un documentario (di quelli da Cinema Nuovo Sacher). Già me lo figuro: Un potente spaccato sul divario generazionale, la crisi economica e degli ideali e il paese che si unisce nella recessione.

La verità è che, tre quarti delle volte, non ho questa grande voglia di chiacchierare con nessuno, ascoltare i problemi della gente (che poi sono sempre quelli). Ho voglia di arrivare a destinazione e basta. Credo sia una sensazione che chiunque sia costretto a percorrere la stessa tratta molto spesso possa capire. A una certa non ne puoi proprio più. Conosci tutti gli autogrill a memoria (cessi compresi) “Toh guarda! Marione 78 non cerca più una passiva ma un’avventura a tre!” Perchè evolvono pure le scritte con i numeri di telefono. Cambia tutto ma mai quella fottuta tratta.

Finisce che faccio periodi su BlaBlaCar e, quando non ne posso più di vedere autostrada, soldi permettendo passo al periodo treni e viceversa.

C’è una cosa interessante di cui una volta ho parlato col mio psichiatra: vi siete mai chiesti come mai quando condividete una breve tratta con uno sconosciuto, questo ha spesso l’urgenza di comunicarvi le sue cose più private, intime, che magari non ha mai detto a nessuno? E’ una situazione tipica. Il motivo è semplice: non vi vedrete mai più. L’ascolto che date allo sconosciuto di turno è simile a quello che vi dà l’analista (di cui non sapete niente di personale). Si chiama -se non sbaglio- Ascolto Imparziale, ed è molto diverso dal dialogo che si ha con qualcuno con cui si ha qualsiasi sorta di relazione. (mi pare che il nome sia quello eh, poi quando vedo lo psichiatra glielo chiedo e ve lo comunico).

Ad ogni modo, sono qui per raccontarvi del mio ultimo viaggio in treno. Stavo viaggiando verso Milano, dove avrei raggiunto l’amormio e insieme saremmo partiti per le vacanze a casa sua – in Sardegna-. Mi sono presa il solito calmante per il viaggio ma non c’è stato nulla da fare: ero troppo eccitata tra il vedere l’amormio, andare in Sardegna, vedere amici e cognati, avevo la valigia piena di libri, accessori rosa per il mare e dolci tipici goriziani da portare al suocero: di stare calma e tranquilla non se ne parlava.

Tento di leggere il mio libro ma non mi concentro.

Molesto amici e parenti su Wazzup ma sono impegnati per darmi bada.

Non mi resta che attaccare bottone ai miei sfortunati compagni di scompartimento. Tento con la signora accanto ma non mi da bada: si lamenta che ha i crampi alle gambe, che è stufa di andare su e giù da Trieste a Milano bla bla. Nada.

Arriva il ragazzo col carrello dei giornali e ci chiede cosa vogliamo da bere e se vogliamo uno snack dolce o salato. Realizzo dunque che il biglietto che avevo acquistato (scelto perchè economico) era di prima classe. Di fronte a me siede una ragazza asiatica che chiede un caffè e poi, sullo snack, si perde. “Sweet is good with coffee” le dico “and you can dip the cookies in the coffee! TOP!” E giù a ridere. Io chiedo un succo d’arancia e snack dolce, la signora accanto a me puntualizza che la volta scorsa era disponibile il succo d’ananas che digerisce meglio, oggi non c’è, ma come, ma perchè, oddio.

Il ragazzo mi porge un grazioso sacchetto che conteneva un tovagliolo, una caramella, dei biscottini, una salvietta per pulirsi le mani. “Ah ma che carino sto servizio!”. A questo punto la signora si desta: “Mi fa piacere che lei si entusiasmi per così poco!”. Avevo due strade di fronte a tale affermazione. Scelgo questa: “Fa caldo, siamo seduti qui. Ci danno il sacchettino con le caramelle: meglio di un calcio in culo, no?”. Si zittisce. E’ il momento propizio per attaccare bottone alla ragazza di fronte a me: “So: where are you from?” “I am from China. I am here for holidays.” “First time here?” “Yes: I am travelling alone.” “Wow! that’s the best!” Mi chiede se sia mai stata in Asia e le rispondo che il più est che ho fatto è Dubai e il Libano. Shame. Ma posso recuperare. E da lì comincia uno scambio di chiacchiere in cui la signora pugliese non resiste e, pur non parlando nè capendo una parola di inglese, vuole infilarsi anche lei. Nel mentre si scusa per la sua affermazione sul mio facile entusiasmo (per educazione) ed io le rispondo cortesemente che avevo capito il suo tono, apprezzando il gesto (è una rompicoglioni: non una stronza).

Scopro che la mia nuova amica, Kneazle, è Cinese ma ha fatto le scuole in Giappone e porta con sè delle guide turistiche giapponesi sull’Italia, che sono una delizia di disegnini, didascalie, fotografie, in perfetto stile nipponico. Le do qualche dritta su cosa deve assolutamente mangiare (la cultura prima di tutto) e chiacchieriamo amabilmente.

In tutto questo, un ragazzetto monta sul treno all’altezza di Verona e si siede (malcapitato!) di fronte alla signora che si lamenta che non ha dove mettere le gambe “Se potesse spostarsi…sa, io viaggio spesso e le mie gambe hanno i crampi perchè non ce la fanno più…” Lui delicatamente tenta di farle capire che non c’è altro posto e lei non può impossessarsi del treno intero. La discussione pacatamente procede finchè una giunonica ed altissima signora, seduta nella fila prossima alla nostra, dall’accento emiliano tronca il tutto: “Mo guardi signora che quel posto sarebbe il mio eh. Io mi son messa qua ma se vuole mi riprendo il mio posto ne. Mo mi sa che le conviene tenersi il giovanotto!”. Fine delle questioni.

Scopro nel frattempo che Kneazle è stata a Venezia, dove ha assaggiato il suo primo bicchiere di vino, che farà tappa alle 5 terre e poi a Firenze e che non ha ancora assaggiato la pizza (ahi ahi ahi). Le racconto delle mie vacanze in Sardegna e le dico che deve tornare. Le dico che io di Giapponese so quanto basta alla sopravvivenza, ovvero Neko e Kawaii. (mi corregge l’accento).

Non posso fare a meno di fotografare le sue guide turistiche, ed inchinarmi ad una civiltà ed un rispetto che culturalemnte a noi manca: le frasi chiave per il turista in giapponese, italiano e il fonema corrispondente (se penso che quando vado all’estero e incontro italiani mi fingo greca…).

Arriva il termine della corsa e ci auguriamo buon viaggio e buone vacanze e ci mettiamo in contatto su Facebook.

Ci siamo scritte sempre da quel giorno. I am confident We shall meet again, my dear new friend. Enjoy Italy!